Nathan e Jean, in Cima alla Salita (A Raffaele Tiscar)
Mi diede nome Nathan, in uno schiocco di risata così ruvida, così gioiosa

Anche in quel caso era la premessa di un confronto, ad armi pari, senza guantoni. Con lui mi confrontavo proprio come io fossi Nathan e come lui fosse Jean.

Niente di immaginifico, tutt’altro. Palpabile sostanza di vita. Vita che si fa mare in moto ondoso in cui immergere anima e cervello come fossero un unico organismo, battente ed equidistante.

Bisogna salire e salire ancora negli spazi che si spettinano delle ultime resistenti conifere per ritrovare quella svuotante pienezza che provi quando, con anima e cervello insieme, ti confronti con uno come Jean, nel tempo mortale conosciuto come Lele.

E non è solo lo sperdersi dello sguardo. E’ lo sperdersi che, senza alcun preavviso, diventa voragine rovesciata che strappa da dentro ogni umore e lo sparge nell’aria e quell’aria diventa nuova capacità di respiro.

Nelle chiacchiere a confronto tra Nathan, me sperduto nel dubbio costante, e Jean, lui centrato in mezzo all’universo con tutta la forza del suo corpo albero, c’era sempre, ogni volta, nuova capacità di respiro.

Camminiamo dinoccolati, allo stesso modo. Io ancora qui, a cercare altitudine del dubbio.

Lui dove sapeva, a dare testimonianza della sua verità.



















































“Avrebbe ridato vita ad un luogo morente per morte naturale”.


Un tempo così lungo per apatia di trascinamento, un tempo così alto per volume di presunzione.
Non rimane che trovare una nuova dimensione.
O forse, più semplicemente, darle un nome.
E conviene darle un nome da semplice immersione nella natura, per quella sua salvifica capacità di essere palcoscenico in continuo assorbimento e in continua espulsione del nostro sovradimensionamento.
Longotudine.
Ecco.
Questo è il nome della nuova dimensione.
Scritto in ciascun elemento del cammino.
Scritto nei nuovi manufatti.
Scritto nei nuovi volti.
Scritto nelle nuove risonanze del silenzio che si fortifica ad ogni incremento di volume.
La longotudine è la dimensione del tempo da conquistare.
Il tempo in cui una dimensione non si lascia deformare.
Un tempo così lungo per spontaneità di innovazione, un tempo così alto per sensibilità di conoscenza.
















































