R I S V O L T I

I n F a t t i

Le Vette della Natura e gli Abissi degli Uomini

#manuinfatti

46°00′59″N 10°04′29″E

Due. Due sacchi colmi. Due pesi. Le solite misure.

Camminiamo silenti e quasi per intima compartecipazione. Camminiamo ricurvi, come a mimare nella fatica il loro saliscendi.

Sotto due sacchi colmi.

Uno per il primo percorso che nel mattino nasceva. Moriva la prima fatica a rifiatare nella discesa al paese.

Il secondo sacco accompagnava la fatica del pomeriggio e la rincorsa a non farsi inghiottire dall’imbrunire, come se dell’oscurità della memoria degli uomini più che sentore avessero paurosa certezza.

Donne a collana di una sbagliata fatica d’uomini. Uomini affaticati sotto la volgare presunzione di uomini già difficili da distinguere da quella pietra.

Camminiamo e attraversiamo uno squarcio che illude per una innaturale perfezione di taglio. Ma gli uomini che vivono indistinti dalla pietra non possiedono perfezione di taglio.

Camminiamo e a più riprese vorremmo assecondare la curvatura della pietra e sperare nella improvvisa sparizione della scenografia che di natura fa scempio.

Poi alla mente due sacchi colmi e le solite misure. Le donne silenti in un faticoso saliscendi. Le donne con le gonne fatte appigli di sopravvivenza per prole innocente di morir per colpe d’uomini indistinti dalla pietra.

Due sacchi colmi e le solite misure.

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Principio di Risoluzione

#manuinfatti

45°57′22.32″N 10°03′20.52″E

Emersa per evidente volontà di espressione.

Presolana, e qui più che un nome appare a tutti i sensi un'affermazione.

Non è la roccia che la fa forte d’aspetto e ospitale nella forma d’abbraccio. E’ la sua capacità di raccolta, è il suo richiamo di imponenza eppur così coniugata all’intorno.

Nel ventre ha accolto chi la pietra ha scavato in venatura.

Sulla sommità ha richiamato, per verso acuto di rapace, il procedere temerario e così anche pacifico dei liberi spiriti in ascensione.

Le mani tra quelle stesse pietre, a cercare le vene superficiali di un potente organismo in emersione per evidente volontà di espressione.

E questo bosco ne è premessa, quasi proemio, se poi non fosse così umido di prosa il suo mostrarsi a piena pagina scossa dal vento.

Emerge per espressa volontà di dare evidenza di una semplice, semplicissima questione.

Attraversiamo luoghi, odori, ascoltiamo lingue, affrontiamo culture.

Eppure, per evidente volontà di espressione, abbiamo congenita necessità di un principio di risoluzione.

Presolana, e qui più che un nome appare a tutti i sensi un principio di risoluzione.

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#genteagiro

Le mie ultime volontà son quelle che ardono, son fiamma quotidiana.

La mia prima volontà è fiamma della prima luce, è fiamma quotidiana.

11012018

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#genteagiro

Siamo i Nuovi Aruspici

per nulla inclini all’interrogazione

apprendiamo per via di nutrimento

volgiamo lo sguardo

senza patire alcuna direzione obbligata

Siamo i Nuovi Aruspici

viviamo di sguardi

senza pretendere alcuna patente

ci nutriamo per via di apprendimento

Socialità che gran compendio

quando libera si svolge

per comune interessamento

Siamo i Nuovi Aruspici

volgiamo lo sguardo

senza patire alcuna direzione obbligata.

01022017

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#genteagiro

Portati il tuo mondo sulle spalle.

Portatelo sempre.

Ad immediata disposizione di nascondimento.

Nasconditi, non te ne vergognare. Nasconditi. E ritrovati.

Lascia che vaneggino. Lasciali furoreggiare.

Portati il tuo mondo sulle spalle.

Cammina libero nel tuo giardino profumato.

Cammina, non si accorgeranno di te.

Vaneggiano. Furoreggiano.

Portati il tuo mondo sulle spalle.

07012017

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#genteagiro

Nessun mondo è così lontano, ragazzo mio.

Nessun mondo è poi così lontano da poter sfuggire il giusto sguardo.

Non aspettarti nulla fuorché la ricompensa alla tua volontà di sguardo.

Non cercare, per speranza di imitazione, il mio sguardo.

Non attendere che lo sguardo si conformi all’occasione.

Non trascurare di curare lo sguardo nella sua intima igiene speculativa.

Non trascendere lo sguardo altrui, non catalogare per ansia di certezza.

Non aspettarti nulla fuorché nuova volontà dopo ogni sguardo.

Nessun mondo, in fondo, è poi così lontano, ragazzo mio.

21122016

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#genteagiro

Siete le mie vocali. Siete la mia voce. Siete le mie ali.

E discorso, per esser fatto e preso a nutrimento, di voi non può fare a meno.

Mi muovete al tempo eccellente della retorica d’improvvisazione.

Suscitate in me. Siete in me favorevolissima allitterazione.

In me germogliate. Siete in me germinazione di mescolanza.

Finalmente, io in voi non mi sento più erudito.

Siete le mie vocali. Siete la mia voce. Siete le mie ali.

20122016

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#genteagiro

A te, ingiustizia, non ho molto da dire.

Cammino.

Perché di cammino, di fiero cammino è fatta ogni maledetta resistenza.

Cammino e fiera mi rivolgo a te.

Devi temere l’impenetrabilità di questa armatura di rabbia.

Che mai esplode. Ma certo scintilla. Riverbera luce.

E la fa schizzare in avanti.

A te, ingiustizia, non ho molto da dire.

Cammino.

Fiera.

29082015

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#genteagiro

Tengo a precisare.

Io con la precisione cerco soltanto di provocare curiosità del disordine che laggiù trascuriamo.

Incuranti. Incurabili.

Tengo a precisare.

Io so far questo.

Compongo e insomma in qualche modo certamente suppongo.

Mi figuro mondi che nemmeno mai vedrò. Ma che importa.

Tengo soltanto a precisare.

14012015

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#genteagiro

No.

Non siamo fatte per una corsa folle e ventosa verso il precipizio.

Invece siamo solite deliziarci della caduta libera di gran lentezza.

Cerchiamo il tempo sospeso che dà agio allo sguardo di catturare a mani nude e sprovvisto di trappole.

Vi basta seguire la linea delle nostre risate.

E ridere a vostra volta.

Stringendovi all’esperienza.

Con grande lentezza di caduta.

27122014

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