R I S V O L T I

I n F a t t i

#manuinfatti

46°02′24″N 9°51′43″E

Sovradimensionamento. E’ il segno distintivo di questo tempo. Un tempo così lungo per apatia di trascinamento, un tempo così alto per volume di presunzione. Non rimane che trovare una nuova dimensione. O forse, più semplicemente, darle un nome. E conviene darle un nome da semplice immersione nella natura, per quella sua salvifica capacità di essere palcoscenico in continuo assorbimento e in continua espulsione del nostro sovradimensionamento. Longotudine. Ecco. Questo è il nome della nuova dimensione. Scritto in ciascun elemento del cammino. Scritto nei nuovi manufatti. Scritto nei nuovi volti. Scritto nelle nuove risonanze del silenzio che si fortifica ad ogni incremento di volume. La longotudine è la dimensione del tempo da conquistare. Il tempo in cui una dimensione non si lascia deformare. Un tempo così lungo per spontaneità di innovazione, un tempo così alto per sensibilità di conoscenza.

Rifugio Longo & Laghetto del Diavolo

©f a b b r o l i s – All Rights Reserved

#manuinfatti

45°29′08.84″N 9°11′24.99″E

Disperdete i semi. Fatelo senza aver pregiudizio alcuno. Disperdete i semi della nuova città.

Disperdete i semi e di nuova cultura fate coltura. Fatelo senza aver pregiudizio alcuno. Cresceranno verdi e ben radicate emergenze, così radicate da aver sguardo di prevenzione ed igiene di prospettiva.

Disperdete i semi. Fatelo per aggregazione di idee, per ampiezza di contaminazione.

Custodite la memoria del gesto e del gesto abbiate rispetto duraturo. Rifuggite l’imitazione. Preferite la libera alliterazione di voi e di voi nella dispersione negli altri ancora da aggregare.

Disperdetevi come semi e, nel penetrare il nuovo terreno, cercate profondità per aggregazione di idee, per ampiezza di contaminazione.

Crescerete. Crescerete, sospinti dalla forza di levità.

Crescete e sovvertite. Disperdete i semi. Fatelo senza pregiudizio di sorta. Disperdete i semi della nuova città. Di nuova cultura fate coltura.

Biglioteca degli Alberi

©f a b b r o l i s – All Rights Reserved

#risvolti

40°30′00″N 3°40′24″W

Ma trasfigurati. Ma trasfigurati se – dato lo spirito – non ci si mette tutta la pelle.

Attraversa, attraversa senza indugiare nel timore della poca luce di parvenza.

Si aprirà uno spazio ben custodito, così ben custodito da permettersi di fare esplodere il soffitto di sguardi e movenze. Irrefrenabili.

Sai bene che lo spirito è irrefrenabile per composizione. Sa confondere le lacrime con il sudore e sa farlo a pieno cerchio se il ritmo sale dal pavimento ed esce dalle pareti. Come se anche gli spazi fossero terra di origine della musica.

Ma trasfigurati se la musica ha bisogno di un luogo d’origine. Ma trasfigurati se la musica aspetta di conoscere il suo luogo di destinazione.

Fa un po’ come i gatti, attraversa le intemperie senza preoccuparsi di distinguerle. Va a zonzo. La musica ha la naturale tensione all’esplosione che hanno i nervi che attraversano il corpo di Meg fatto voce. Pronto ad esplodere insieme al soffitto

Ma trasfigurati se – dato lo spirito – non ci si mette tutta la pelle. Pelle che si trasforma si rigenera si riduce a brandelli si ricompone in nuova luce.

Corre a sentire il metallo ghiacciato di fuoco della chitarra sedotta in chiave blues.

Ma trasfigurati se la musica si interessa di geografia. Dato lo spirito, ci si mette tutta la pelle. In libera esecuzione. Lanciando un grido solitario dolce come zucchero.

Intrecciando spiriti e pelli come in un accampamento sioux. Ma trasfigurati, io ci metto tutta la pelle.

Dato lo spirito.

Wild Meg & The Mellow Cats Marco Marchi Spirit de Milan

©f a b b r o l i s – All Rights Reserved

#manuinfatti

40°30′00″N 3°40′24″W

Emerge e fluttua.

Si impone come regale nave da esplorazione su un mare di terra arida e così ricca di colori.

Madrid di colori è madre e ritmo.

Invita allo smarrimento nell’intrico minuto e in quell’intrico offre passo a passo una via di uscita ed una chiave di entrata.

Emerge nella dimostrazione del Tempo e fluttua nella narrazione dello spazio.

Esalta le finiture e finisce per svestirsi della moderazione che imbriglia.

Madrid è propensione alla scoperta e onda che rimescola più e più volte nel giorno.

Emerge e fluttua, ad attendere sera e oscurità di luci vivide.

Madrid è compendio di voci e sguardo fino all’oceano. Risuona a guisa di grande palcoscenico in attesa dell’orchestra, che rimane in prolungata agitazione dietro le quinte, eppure si fa sentire. Eppure muove in continuazione il corpo al ballo.

Rapisce con il rosso, acquieta con il giallo.

Madrid emerge dalle acque di cui la terra sembra aver lunga memoria. Madrid fluttua, come ogni cuore sospinto a cercare casa.

Sprigiona le emozioni e raduna le forze nel bel mezzo dello sforzo volitivo.

Emerge e fluttua, come regale nave da esplorazione.

E di terra, per istinto di esplorazione, sa far mare.

©f a b b r o l i s – All Rights Reserved

#manuinfatti

46°01′17″N 9°33′43″E

Umiltà dell’ambizione.

E la Benignitudine è a portata di audacia.

L’audacia veste chi sprofondato nella libertà della natura dimostra concretamente che nella natura si può ambire in piena umiltà.

Così che, in un giuoco di suoni che si rincorrono, si disveli un principio naturale. Che ci regola. Che ci dà la dimensione più appropriata.

Si dice forza di levità.

Ma non contraddice la regola più radicata.

La arricchisce, la rigenera, la riconduce ove meglio può rilucere. Quella forza è la ricompensa di quello stato d’animo e volontà.

L’umiltà dell’ambizione. La vedi fiorire sulle labbra strette di chi la montagna abita non per semplice destino ma nemmeno per semplice destinazione.

La vedi fiorire nei colori che non riesci a narrare, negli spazi che non hai modo di circoscrivere per poi rappresentare.

La vedi fiorire nelle pose degli elementi e nel loro cambiar posa incuranti della loro apparente fissità.

E’ l’umiltà dell’ambizione.

Quella che ti porta, in perfetta condizione di levità, alla Benignitudine. E i luoghi ti saranno palcoscenico.

Rifugio Benigni

©f a b b r o l i s – All Rights Reserved

#manuinfatti

46°18′28″N 11°44′38″E

A lezione di memoria. A parlare sono loro.

Nessuna cattedra, ma radici avvinghiate ad una terra da proteggere. Cangiando.

Non solo colore, ma anche umore, più e più volte al giorno. Per farne lunga duratura memoria.

Fino al volo, che ogni giorno quel giorno si compie. Disperdendo nuovo seme. Lasciandolo prendere casa, pur nella sua naturale predisposizione a non avere casa, se non il terreno, da proteggere.

A lezione di memoria, ben comprendendo d’essere per evoluzione immemori, gradatamente insensibili, come se si potesse abbassare il volume dei sensi fino all’impercettibile.

Le radici non conoscono gravità, attendono gli eventi con consapevole dignità alta fino ad osare le nuvole, che qui trascorrono in balia del giuoco regolare delle masse d’aria.

Eppure la sua rarefazione fa sentire un luogo di rinnovata leggerezza.

Ma leggera e financo fatua è la memoria, che pare non essere cosa d’uomini e donne.

Ma certo qui si va a lezione di memoria. E li si lascia parlare, nei pieni e nei vuoti.

Li si lascia parlare nel radicamento e nella progressiva trasformazione che per mano d’uomo e donna si fa musica e lavoro, energia e principio di cambiamento.

A lezione di memoria, in semplice ascolto.

Imparando a cambiare.

Non solo colore, ma anche umore, più e più volte al giorno.

Paneveggio

©f a b b r o l i s – All Rights Reserved

#risvolti

45°49′N 8°50′E

Non vi è altra spiegazione. Il blues ha creato sé stesso. Il blues preesiste a sé stesso. E’ un fatto. Tangibile con ciascuno dei nostri sensi.

Ha creato sé stesso e ha preso senza troppi indugi a creare una sorta di libreria circolare degli elementi di base. Ha creato la semplicità. Ha creato – con grande stupore universale – l’eleganza della semplicità.

Ha creato poi o forse ancor prima l’essenzialità. E’ un fatto.

Tangibile in ogni singolo accordo, in ogni singola lignea venatura del buon Kevin. Si muove sapendo – con così poca anzi nulla ostentazione – di essere essenziale e quindi portatore di essenza.

Si muove con la lentezza pronta ad esplodere che del blues fa appunto l’elemento fondamentale.

Abbiamo crescente bisogno di semplicità.

Testimoniamo crescente desertificazione di semplicità. Come una foresta in estenuante lotta con gli uomini.

Non vi è altra spiegazione. Il blues ha generato il buon Kevin in tutta la sua elegante semplicità.

E Kevin di semplicità fa blues.

Nella perfezione di un istinto naturale.

KEB' MO'

©f a b b r o l i s – All Rights Reserved

#manuinfatti

45°30′N 9°34′E 45°28′55″N 9°33′48″E

Nessuna intenzione. Non certo di disintegrare i muri. Bensì una volontà.

Aprire l’anima alle intemperie e con l’anima le intemperie alimentare e ancora sedare per poi infine di nuovo agitare.

Nessuna elucubrazione.

Non certo per ingannare.

Bensì una disposizione, naturale come la materia di colore.

Disporsi a sorvolare ed immergersi, debordare e ripiegare, contrarre e dispiegare.

Ma non più di un libero narratore, che si lascia sfogliare perché ben disposto al vento.

Sentirsi per primo acchito disarticolati senza alcun preavviso di coscienza.

Ricomporsi e apprezzare una nuova consistenza, sentirla palpabile fino a poterla ponderare.

Non vi lasciate irretire dalla novità delle forme, vestite le nuove forme e fatevene abito di cammino.

Non abbiamo nessuna intenzione. Vogliamo soltanto trasferire feconda animosità ai manufatti.

Una semplice volontà.

Apriamo l’anima alle intemperie e con l’anima per nuovo soffio alimentiamo fino ad agitare, ma con cura.

Passiamo di qua e poi altrove con una manciata di semi,

vivendo bisognosi di muri come fossero solchi di fresco incisi.

Passiamo di qua e poi altrove.

Ma senza alcuna intenzione. Pura e semplice volontà.

Grazie all'Arte di:

ALE SENSO

DISSENSO COGNITIVO

IL BARO

MANU INVISIBLE

NABLA AND ZIBE

NEMO'S

SEA

Progetto Pianura Urbana – 2019 Arzago d'Adda – Casirate d'Adda – Provincia di Bergamo

#genteagiro

L'uso delle mani la mia salvezza nel gesto del mio nativo vociare so far gesti che son prima fortunale poi cesta che raccoglie quel che resta e lotta per sopravvivere

Raccolgo con le mie mani ogni giorno da molti giorni

Con le mie mani faccio cesta per quello che resta ogni giorno del mondo che scarta ogni giorno

30092018

©f a b b r o l i s – All Rights Reserved

#genteagiro

Mi sono detto e l'ho fatto subito alla prima apparizione della facoltà di parola

Mi sono detto prima ancora di apparire apparecchia il dire e il corpo fai seguire

Mi sono detto che apparire mi è lieve se per parola so essere me

Mi sono detto nessun altro

08102018

©f a b b r o l i s – All Rights Reserved

Enter your email to subscribe to updates.