R I S V O L T I

I n F a t t i

#manuinfatti

46°01′17″N 9°33′43″E

Umiltà dell’ambizione.

E la Benignitudine è a portata di audacia.

L’audacia veste chi sprofondato nella libertà della natura dimostra concretamente che nella natura si può ambire in piena umiltà.

Così che, in un giuoco di suoni che si rincorrono, si disveli un principio naturale. Che ci regola. Che ci dà la dimensione più appropriata.

Si dice forza di levità.

Ma non contraddice la regola più radicata.

La arricchisce, la rigenera, la riconduce ove meglio può rilucere. Quella forza è la ricompensa di quello stato d’animo e volontà.

L’umiltà dell’ambizione. La vedi fiorire sulle labbra strette di chi la montagna abita non per semplice destino ma nemmeno per semplice destinazione.

La vedi fiorire nei colori che non riesci a narrare, negli spazi che non hai modo di circoscrivere per poi rappresentare.

La vedi fiorire nelle pose degli elementi e nel loro cambiar posa incuranti della loro apparente fissità.

E’ l’umiltà dell’ambizione.

Quella che ti porta, in perfetta condizione di levità, alla Benignitudine. E i luoghi ti saranno palcoscenico.

Rifugio Benigni

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#manuinfatti

46°18′28″N 11°44′38″E

A lezione di memoria. A parlare sono loro.

Nessuna cattedra, ma radici avvinghiate ad una terra da proteggere. Cangiando.

Non solo colore, ma anche umore, più e più volte al giorno. Per farne lunga duratura memoria.

Fino al volo, che ogni giorno quel giorno si compie. Disperdendo nuovo seme. Lasciandolo prendere casa, pur nella sua naturale predisposizione a non avere casa, se non il terreno, da proteggere.

A lezione di memoria, ben comprendendo d’essere per evoluzione immemori, gradatamente insensibili, come se si potesse abbassare il volume dei sensi fino all’impercettibile.

Le radici non conoscono gravità, attendono gli eventi con consapevole dignità alta fino ad osare le nuvole, che qui trascorrono in balia del giuoco regolare delle masse d’aria.

Eppure la sua rarefazione fa sentire un luogo di rinnovata leggerezza.

Ma leggera e financo fatua è la memoria, che pare non essere cosa d’uomini e donne.

Ma certo qui si va a lezione di memoria. E li si lascia parlare, nei pieni e nei vuoti.

Li si lascia parlare nel radicamento e nella progressiva trasformazione che per mano d’uomo e donna si fa musica e lavoro, energia e principio di cambiamento.

A lezione di memoria, in semplice ascolto.

Imparando a cambiare.

Non solo colore, ma anche umore, più e più volte al giorno.

Paneveggio

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#risvolti

45°49′N 8°50′E

Non vi è altra spiegazione. Il blues ha creato sé stesso. Il blues preesiste a sé stesso. E’ un fatto. Tangibile con ciascuno dei nostri sensi.

Ha creato sé stesso e ha preso senza troppi indugi a creare una sorta di libreria circolare degli elementi di base. Ha creato la semplicità. Ha creato – con grande stupore universale – l’eleganza della semplicità.

Ha creato poi o forse ancor prima l’essenzialità. E’ un fatto.

Tangibile in ogni singolo accordo, in ogni singola lignea venatura del buon Kevin. Si muove sapendo – con così poca anzi nulla ostentazione – di essere essenziale e quindi portatore di essenza.

Si muove con la lentezza pronta ad esplodere che del blues fa appunto l’elemento fondamentale.

Abbiamo crescente bisogno di semplicità.

Testimoniamo crescente desertificazione di semplicità. Come una foresta in estenuante lotta con gli uomini.

Non vi è altra spiegazione. Il blues ha generato il buon Kevin in tutta la sua elegante semplicità.

E Kevin di semplicità fa blues.

Nella perfezione di un istinto naturale.

KEB' MO'

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#manuinfatti

45°30′N 9°34′E 45°28′55″N 9°33′48″E

Nessuna intenzione. Non certo di disintegrare i muri. Bensì una volontà.

Aprire l’anima alle intemperie e con l’anima le intemperie alimentare e ancora sedare per poi infine di nuovo agitare.

Nessuna elucubrazione.

Non certo per ingannare.

Bensì una disposizione, naturale come la materia di colore.

Disporsi a sorvolare ed immergersi, debordare e ripiegare, contrarre e dispiegare.

Ma non più di un libero narratore, che si lascia sfogliare perché ben disposto al vento.

Sentirsi per primo acchito disarticolati senza alcun preavviso di coscienza.

Ricomporsi e apprezzare una nuova consistenza, sentirla palpabile fino a poterla ponderare.

Non vi lasciate irretire dalla novità delle forme, vestite le nuove forme e fatevene abito di cammino.

Non abbiamo nessuna intenzione. Vogliamo soltanto trasferire feconda animosità ai manufatti.

Una semplice volontà.

Apriamo l’anima alle intemperie e con l’anima per nuovo soffio alimentiamo fino ad agitare, ma con cura.

Passiamo di qua e poi altrove con una manciata di semi,

vivendo bisognosi di muri come fossero solchi di fresco incisi.

Passiamo di qua e poi altrove.

Ma senza alcuna intenzione. Pura e semplice volontà.

Grazie all'Arte di:

ALE SENSO

DISSENSO COGNITIVO

IL BARO

MANU INVISIBLE

NABLA AND ZIBE

NEMO'S

SEA

Progetto Pianura Urbana – 2019 Arzago d'Adda – Casirate d'Adda – Provincia di Bergamo

#genteagiro

L'uso delle mani la mia salvezza nel gesto del mio nativo vociare so far gesti che son prima fortunale poi cesta che raccoglie quel che resta e lotta per sopravvivere

Raccolgo con le mie mani ogni giorno da molti giorni

Con le mie mani faccio cesta per quello che resta ogni giorno del mondo che scarta ogni giorno

30092018

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#genteagiro

Mi sono detto e l'ho fatto subito alla prima apparizione della facoltà di parola

Mi sono detto prima ancora di apparire apparecchia il dire e il corpo fai seguire

Mi sono detto che apparire mi è lieve se per parola so essere me

Mi sono detto nessun altro

08102018

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#manuinfatti

45°56′04.41″N 9°48′56.81″E

La destinazione è più vicina, scivolando un po’ via. E così avanzi. Liberamente tralasci di far caso ai passi e alla loro irregolare successione.

Lasci che l’intorno ti strappi dal suolo che cerca per spinta mal soppressa di elevarsi. Chissà dove.

Scopri strade che si fan dare nome da una invasione floreale. Liberamente tralasci di guardarti indietro.

Scivoli via un po’ e ti dici con sintassi di sorriso che la destinazione è più vicina.

Come per volontario deragliamento, penetri in spazio libero con sguardo alle guglie e trovi soltanto foglie.

E come foglia dentro nuova cattedrale scivoli un po’ via. Capisci che le radici hanno potenza d’opera e in opera agiscono quando dispongono di spazio di volo. Nel volo, continui a scivolare un po’ via.

Fai spazio nella mente e liberi l’ingresso a quel nome a cerchio.

Arera ha nome che per materialissimo incanto consente allo sguardo di tenere nel campo gli opposti pendii ed i più isolati segni d’uomo.

Un nome che fa cerchio, nella più difficile condizione.

Un nome che fa cerchio nella dispersione armonica degli elementi.

Fino a che spunti ai suoi ampi piedi, che sembrano scivolare tutto intorno.

La destinazione è più vicina, basta scivolare un po’ via. E farsi cingere dall’Arera.

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Le Vette della Natura e gli Abissi degli Uomini

#manuinfatti

46°00′59″N 10°04′29″E

Due. Due sacchi colmi. Due pesi. Le solite misure.

Camminiamo silenti e quasi per intima compartecipazione. Camminiamo ricurvi, come a mimare nella fatica il loro saliscendi.

Sotto due sacchi colmi.

Uno per il primo percorso che nel mattino nasceva. Moriva la prima fatica a rifiatare nella discesa al paese.

Il secondo sacco accompagnava la fatica del pomeriggio e la rincorsa a non farsi inghiottire dall’imbrunire, come se dell’oscurità della memoria degli uomini più che sentore avessero paurosa certezza.

Donne a collana di una sbagliata fatica d’uomini. Uomini affaticati sotto la volgare presunzione di uomini già difficili da distinguere da quella pietra.

Camminiamo e attraversiamo uno squarcio che illude per una innaturale perfezione di taglio. Ma gli uomini che vivono indistinti dalla pietra non possiedono perfezione di taglio.

Camminiamo e a più riprese vorremmo assecondare la curvatura della pietra e sperare nella improvvisa sparizione della scenografia che di natura fa scempio.

Poi alla mente due sacchi colmi e le solite misure. Le donne silenti in un faticoso saliscendi. Le donne con le gonne fatte appigli di sopravvivenza per prole innocente di morir per colpe d’uomini indistinti dalla pietra.

Due sacchi colmi e le solite misure.

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Principio di Risoluzione

#manuinfatti

45°57′22.32″N 10°03′20.52″E

Emersa per evidente volontà di espressione.

Presolana, e qui più che un nome appare a tutti i sensi un'affermazione.

Non è la roccia che la fa forte d’aspetto e ospitale nella forma d’abbraccio. E’ la sua capacità di raccolta, è il suo richiamo di imponenza eppur così coniugata all’intorno.

Nel ventre ha accolto chi la pietra ha scavato in venatura.

Sulla sommità ha richiamato, per verso acuto di rapace, il procedere temerario e così anche pacifico dei liberi spiriti in ascensione.

Le mani tra quelle stesse pietre, a cercare le vene superficiali di un potente organismo in emersione per evidente volontà di espressione.

E questo bosco ne è premessa, quasi proemio, se poi non fosse così umido di prosa il suo mostrarsi a piena pagina scossa dal vento.

Emerge per espressa volontà di dare evidenza di una semplice, semplicissima questione.

Attraversiamo luoghi, odori, ascoltiamo lingue, affrontiamo culture.

Eppure, per evidente volontà di espressione, abbiamo congenita necessità di un principio di risoluzione.

Presolana, e qui più che un nome appare a tutti i sensi un principio di risoluzione.

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#genteagiro

Le mie ultime volontà son quelle che ardono, son fiamma quotidiana.

La mia prima volontà è fiamma della prima luce, è fiamma quotidiana.

11012018

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