R I S V O L T I

I n F a t t i

#manuinfatti

45°59′14″N 9°48′26″E

Giù la testa.

Tienila giù affinchè l’altitudine di ogni turbolenza faccia giustizia.

Sali, apprezza la salita per quanto il digradare ti richiederà saggio governo degli impatti.

Di ogni singolo impatto, ad ogni passo.

Attraverserai le manifestazioni libere dell’acqua che ha bagnato la mano e l’ingegno dell’uomo che su quella salita ha tenuto giù la testa, liberando lo sguardo in sommità.

Non limitarti nel sorriso al sentore per fiuto degli umori del bosco.

Non limitarti mai nel sorriso.

Fai del saluto il tuo respiro, ad ogni incontro.

Mostra compiacimento alla selvatica e anarchica declinazione del verde.

Scoprirai che l’anarchia è metodo di riordinamento.

Tieni giù la testa e sali.

E finirai per comprendere che l’immersione non avviene ad acqua ritrovata.

Scoprirai che l’immersione è strumento di rinascita ancor prima dell’acqua.

Tieni giù la testa ed immergiti. L’altitudine di ogni turbolenza farà giustizia.

Raggiunta la cima, libera lo sguardo.

Lascia che di te l’altitudine faccia seme da dirigere in un viaggio di vento attorno all’acqua che dei colori ama essere tavolozza di legno vivo.

Leggero leggerissimo seme.

Giù la testa, anche in volo.

Tu, leggero leggerissimo seme.

Eppure la salita a te ha raccontato la durezza, tutta la durezza, per singola minima unità di peso.

Infine, ridiscendi.

E nella discesa, tieni giù la testa.

L’altitudine di ogni turbolenza ha fatto giustizia.

©f a b b r o l i s – All Rights Reserved

#manuinfatti

43°55′31.04″N 8°06′51.63″E

Non consideratemi un omaggio.

Sono perenne.

Pur senza che ve n’accorgiate.

Perennemente disponibile ai vostri usi. Che non siano momenti di consumo distratto. Esperitelo quel piacere.

Nel palato. Tra le mani. Nel fiuto che si esercita in profondità.

Con la medesima profondità di questo mare a sprofondo.

Così freddo all’immersione.

Così rovente allo sguardo in cerca d’Africa, d’Asia e ancora oltre.

Accompagno in una danza libera ogni refolo di vento che frequenta i silenziosi sbalzi d’umori di questa lingua di terra.

Mi inerpico.

Mi accomodo in ripidità.

Mi abbandono tra la schiuma abbordante di questo mare che ogni vetta vorrebbe conquistare.

Vi ho prestato i miei fianchi. Nella loro prorompente voluttà.

Pur stretta per bizzosa volontà di natura.

Ho accolto la pietra a far vostra dimora.

Ma la pietra prima ho generato con generoso sorriso.

Ho orchestrato i miei boschi.

Per vostra gioia d’orecchi a sinfonia di legni.

Non consideratemi un omaggio.

Siate perenni. Perenni di intento. Perenni d’atto.

Alti di sguardo.

Profondi nell’immersione.

©f a b b r o l i s – All Rights Reserved

#manuinfatti

45°35′48″N 9°32′10″E

Alla fine di ogni giornata.

Al crepuscolo.

Che poi qui suona Crespuscolo.

Ciascuno ha la sua propria luce. Giusto per sperare un giorno di vedere la luce di altri luoghi.

E tutto questo pianeta in tondo imperfetto abitarlo per davvero.

Senza specifica cittadinanza stanziale. Alla fine di ogni giornata.

In quella luce raccogliamo tutti i nostri quotidiani spunti di speranza.

Siam gente di sguardi frequenti.

Sguardi che van per merli e flutti del fiume paterno.

Sguardi che volan d’impulso irrefrenato oltre i tetti.

Scomposti da folate di vento che qui mai fan capolino.

Alla fine di ogni giornata.

Al Crespuscolo facciam memoria giovane dei suoni e delle ricorrenze.

Conosciam ogni strada per la sua geometrica ricerca della naturale sua continuazione.

Riconosciam ogni volto. Vivo e fremente. Effigiato. Nascosto alla sua necessaria evanescenza.

Alla fine di ogni giornata.

In un fazzoletto di giardino, dietro casa.

Ma dietro poi si discioglie un mondo sconosciuto, come fosse ghiaccio fuor di stagione.

Alla fine di ogni giornata.

Al Crespuscolo.

Viviam insieme la speranza un giorno di vedere la luce di altri luoghi.

E degli altri luoghi il Crespuscolo.

©f a b b r o l i s – All Rights Reserved

#manuinfatti

46°03′43″N 10°02′52″

In totale assenza di gravità.

Finisce così. Tanto per cominciare.

E accade tutto percorrendo dapprima un cenno di salita costeggiato da ciuffi di moniti che i guardiani d’altura sanno proferire a labbra.

E quelle labbra sottendono gesti ben più ampi, come un gilet perfettamente conformato.

Si cammina in totale assenza di gravità.

In consistenza d’acqua e come l’acqua per questi luoghi onnipresente.

Leggera alla vista così disorientata per geografia di ricchezza.

Eppure luogo non trovi né distingui.

Ben si comprende che l’assenza di gravità è entusiasmo di incomprensione.

Incomprensione, quale magica risultanza di apprendimento spontaneo.

E così ci si beve l’alfabeto delle pietre disunite per maturale disgregazione a far sentiero e tra le rocce giochi a confonderti e a rimanere ancor più confuso.

Segui il tuo passo.

I guardiani d’altura te lo ricordano come reiterata indispensabile premessa.

Ne seguirà eco ovunque, a guisa di permanente diffusione.

Segui il tuo passo e nel passo fai avanzare i sensi.

Non badare troppo all’ordine ed alla loro successione.

Segui e seguita.

Camminare i sentieri, a volte solo intuiti, di queste montagne fa Luna.

E lungo ogni percorso t’accarezzi della inevitabile tentazione di gettar lo sguardo a ritroso.

E’ il semplice gusto di risentire, come del nuovo cibo, un sorprendente sapore.

In totale assenza di gravità.

Finisce così.

Tanto per cominciare.

©f a b b r o l i s – All Rights Reserved

#manuinfatti

45.522195°N 9.665135°E

La Mano della Terra.

Opera per manifestazioni periferiche.

Lontano dagli sguardi.

Opera per dare sollievo al vero disinteresse.

Uscite da voi e sbagliate direzione.

Seguite le curve fino a vederle restringersi a misura di timore.

Poi raggiunte le pendici di quel piccolo ponte svoltate sulla minuta ghiaia e fate scorcio rettilineo a margine della strada ferrata.

Lasciate che l’umidità vi vesta ancor prima di raggiungere quell’apparenza di inizio.

Poi vivetela liberamente come fine. Lasciate che vi inganni proponendovi una spiegazione mediana.

E scovate a passo lento le insenature. Scaraventati a Nord e così a Nord da dimenticare.

Tornate all’acqua.

In quella ipnosi subitanea la scoperta avverrà per naturalezza.

Trascinati.

Eppure tutta quella dolcezza. Senza strappi. Semplice inarrestabile inviluppo.

Un invito ad operare coniugando le proprie mani con la Mano della Terra.

Che opera per manifestazioni periferiche.

Si allontana sempre dagli sguardi.

Solleva gli elementi alla attenzione del vero disinteresse. Si fa uscio in campo aperto.

Uscite da voi e scorrete la pianura come quel film che vi lasciò d’incanto.

Scorretela e rinvenite una risorgiva ed il suo prodigioso abito di fontanile.

©f a b b r o l i s – All Rights Reserved

#manuinfatti

45° 8′ 52″ N, 10° 47′ 10″ E

Può quiete vestir la turbolenza che feconda le idee ed i pensieri progressivi.

E non serve alcun interrogativo.

E’ sufficiente l’affermazione che spontanea nasce dai passi, fossero anche i primi, che si conducono attraversando la città in cui per un Te si costruisce un Palazzo a giardino di accoglienza.

Mantova.

Ci si cammina guidati dalla invincibile attrazione per le forme del pensiero costruito e di quello in costruzione. E gli abiti di quiete rifiutano lo sfavillio.

Prediligono la dichiarazione di grandezza spirituale. Potente dichiarazione di quanto lo spirito dia manifestazione alla volontà di grandiosità del corpo.

Per esito di viaggio conduci nel piccolo bagaglio la luce piana di chi, visionario per naturale inclinazione, vede e, narratore per naturale intenzione, racconta.

Quanto chiaro appare il Nesso.

Le linee prendono a muoversi con il ritmo esatto.

I volumi organizzano lo spazio come frutto di una mai dichiarata alleanza.

Può la quiete certo vestir la turbolenza.

E far sì che la turbolenza continui a fecondare idee e pensieri progressivi.

Eppure questo suono così distinto nella sua eterna esecuzione oggi risuona affaticato come un’eco.

Lontana.

O forse dai più semplicemente allontanata per pigrizia di volontà.

Tenete Mantova vicina alla vostra esperienza del mondo costruito.

Vi feconderà.

©f a b b r o l i s – All Rights Reserved

#manuinfatti

35° 53′ 0″ N, 14° 30′ 0″ E

La leggerissima ignoranza delle stagioni è la condizione prima e decisiva per un luogo che si vuol fare invadere dai colori.

Senza alcuna limitazione.

E l’immersione in origine, come in una ben tornita pentola di fusione, appaga questa inclinazione.

Ne sono dotte le isole. Ne è dotta Malta.

Isola che concede per nativa vocazione le sue direttrici orfane di univoca ragione.

All’occhio di chi sa attraversare alternando passo e sospensione, testimonia una propensione a raccogliere quello che mani, senza bisogno di altro aiuto, sanno generare con semplice conseguenza di gesti.

Verso non c’è di attraversare Malta trattenendosi nella protezione delle curve che il corpo sa adottare introverso.

Protensione. Muscoli, polmoni, nervi, tendini.

Il cammino per Malta suona come una marching band risucchiata da un vento che frammenta il ritmo in lenti scatti in avanti, quasi balzi.

Ma balzi a sospendere oltre l’altezza consueta lo sguardo.

Ed il blu che affiora sulle pareti nude delle piccole dimore è invitante, come invece sa essere monito ad avvicinarsi il blu del mare quando si fa intenso e pastoso.

Cammini e ad ogni passo incrementi la protensione del corpo, ben certo che accada per assorbire ogni elemento.

Ed il florilegio di forme tradisce che qui di vestigia non c’è alcuna testimonianza.

Malta è testimonianza di tempi e genti che sono state e che ancora sono.

Le vicende umane ne sono il congenito motore senza che se ne possa ricordare con giusta nitidezza l’origine nel tempo.

Si vive ignoranti delle stagioni, si finisce per godere della invasione dei colori.

Si vive ignoranti delle stagioni, protesi con il corpo intero, come fosse manifestazione di tutte le terre emerse e della loro vicenda ininterrotta di civiltà.

In Malta si vive senza alcun bisogno di una direttrice.

©f a b b r o l i s – All Rights Reserved

#manuinfatti

45° 21′ 0″ N, 8° 57′ 0″ E

Dai benpensanti non si può che fuggire.

Son lesti e adusi a ripeter che ci si deve lasciar trasportare dal vento.

Semplici baggianate.

Corbellerie dissennate.

Disseminate come proverbiali verità da mercato infrasettimanale.

Beni – malevoli e maleodoranti già sotto la buccia – da cui meglio ammonire l’intimo palato di rimanere distante.

Dai benpensanti non si può che segnare distanza. Crescente.

E smettere di credere che ci si debba lasciar trasportare dal vento.

C’è da ritrovare il vento.

Nella sua espressione primordiale. Selvatica. Radicale.

Quel vento che conosce ostacoli e li affronta. Ad ogni sorgere del sole. Ad ogni passaggio di pioggia.

Nello smarrimento operoso che si vive per esperienza di colore vasto del cielo che sovrabbonda la capacità dello sguardo.

Ritrova il vento e del vento assumi fattezze abito e financo movenze.

Fatti vento. E trasporta te stesso in ogni direzione.

Sprovvisto di bussola.

Riappropriati dei tuoi itinerari.

Quelli ancora da calpestare.

Immaginati. Fortemente sognati. Desiderati.

Fatti vento e fatti vento di te stesso.

Dai benpensanti non smettere di fuggire.

E il tuo destino sarà ManuInfatto del tuo vero prodigio. Il libero arbitrio.

Linfa di ogni essenza. Il tuo destino sarà forte e si farà roccaforte.

Fuerte. Ventura.

©f a b b r o l i s – All Rights Reserved

#manuinfatti

45° 27′ 50.98″ N, 9° 11′ 25.21″ E

Semenza.

Ma non si tratta di ricominciare con un salto all’indietro.

Si tratta di riprendersi la libertà e la consapevolezza di seminare.

E testimoniare che la trasformazione del paesaggio è la vocazione prima dell’umano genere in antitesi alla sua vocazionale degenerazione.

Trasformare il paesaggio facendosi osservatori rispettosi e attori vigorosi della sua trasformazione.

Occorre quindi – lo si apprende per semplice camminamento nei meandri a portata di passo nel ventre scoperto della città – occorre quindi rivitalizzare il senso tattile per i semi.

Comprenderne le peculiarità che non son certo visibili all’abito ed alla forgia. Occorre sentire la potenza delle semenze ed il loro discorso ordinato al divenire.

Nella semenza si conservano le idee primordiali.

Le idee primordiali poi abbisognano di mani che hanno accuratamente – e senza alcuna discontinuità di cura – trattenuto gli insegnamenti e le testimonianze.

Mani che si lasciano guidare dall’esperienza e che si lasciano animare dalla spregiudicatezza della curiosità.

Mani che non esitano ad immergersi. E a testimoniare.

A ritrovare il seme, affondato ad arricchirsi dei risvolti che la terra, per lunga e continua azione dell’acqua, interiorizza per la vitale prospettiva della fioritura.

Così – e lo si apprende per semplice camminamento nei meandri a portata di passo nel ventre scoperto della città – così fiorisce la trasformazione del paesaggio.

La scienza prima della testimonianza dei Risvolti.

Che nei ManuInfatti trovano voce.

©f a b b r o l i s – All Rights Reserved

#manuinfatti

44° 43′ 28.2″ N, 10° 39′ 11.52″ E

La terra è la risorsa prima.

Meglio dirselo per tempo. Prima che a leggere venga a fiorir di bocca la spocchia di chi le frasi fatte proprio non sopporta.

Ma non si tratta di questo. Non qui. Non ora.

Si tratta di una frase ManuInfatta. Sì, certo, tocca ammetterlo. Qui si legge in ridondanza.

Ma sappi, lettore, che di ridondanza noi intendiamo fare onda. Insomma, veicolo confortevole di viaggio.

E così vien da ribadire che la terra è la risorsa prima. E i ManuInfatti lo dimostrano.

Lo dimostrano nell’essere sempre risorgenze dalla terra.

Non si tratta soltanto di credere con fanciullesca volontà al mito della fucina che nel ventre della terra si fa laboratorio di forme.

Il godimento di esperienza dei ManuInfatti che emergono e appunto risorgono dalla terra svela quanto l’ingegno di architettare forme e luoghi sia un seme che nel ventre della terra deve per necessità sprofondare e da quel punto innescare una risorgenza.

Questo vien da suggerire sia un tratto fondamentale di una riscossa civica e di civiltà.

Testimoniare le risorgenze ed i loro ManuInfattori.

E di coscienza apprendere che la trasformazione della terra in superficie può esprimere un sincero intendimento di progresso nell’equilibrio degli elementi.

La trasformazione della terra in superficie ha bisogno dell’ascolto, orecchio a terra, della risorsa prima.

La terra.

©f a b b r o l i s – All Rights Reserved

Enter your email to subscribe to updates.